Qualche sera fa, qualche notte fa in verità, c’è stato l’evento che quasi tutti aspettano da un anno con l’altro.
C’è chi punta la sveglia verso le 23.00 e si presenta sul terrazzo, ancora in pigiama e ciabatte, magari con i bigodini in testa e la retina, con una lista lunga più di un tomo, e la legge ad alta voce. Che le stelle sappiano, che abbiano ben in chiaro la desiderata, che nulla sfugga.
Chi invece sa tutto a memoria, non si alza nemmeno dal letto. Fa il suo elenco con gli occhi ben chiusi, recitandolo come fosse una preghiera, un mantra.
Lo ripete mentalmente, due o tre volte, per sicurezza. Poi si gira dall’altra parte e riprende il sonno, o il sogno. Proprio dove l’aveva lasciato, due minuti prima.
Di quelli che si preparano e leggono lo stesso foglio degli scorsi anni, che conservano tra le pagine del libro The Illusionist. E magari aggiornano la “scaletta” di tanto in tanto. Cancellando, aggiungendo.
So anche di gente che organizza trasferte in luoghi atti allo scopo.
Deserti, cime di montagna. Anche il tetto di qualche grattacielo sta riscuotendo un discreto successo. Magari con una birra fresca, e due olive per ingannare l’attesa.
E’ la notte delle stelle cadenti.
Avanti, chi non ci ha mai fatto un pensierino.. anche solo di sfuggita.
La lista dei desideri. Manco fosse Natale. Manco fossimo bambini.
La notte in questione è anche il preludio al giorno del mio compleanno. Casca a fagiolo.
Cosi, un po’ perché ormai il sonno non mi prende, un po’ perché è quasi una tradizione che inganna la mente, mi metto in fila, composta, aspettando il mio turno.
Cinque/dieci minuti di assurda attesa, vana per altro.
Il desiderio è sempre lo stesso. Da anni ormai. Illusa e delusa, ogni 10 agosto ci riprovo. Non ho bisogno di scritti, non servono.
E’ proprio vero che quando si è disperati, ci si aggrappa a tutto.
In realtà non è una questione di sconforto. Non sono all’ultima spiaggia invero. E’ più una necessità di conferma di quanto le speranze non esistono. E puntualmente trovo la convalida.
Armata di binocolo, gentile lascito in eredità dal nonno, mi presento all’appuntamento. Ci vorrebbe un telescopio, un osservatorio, dell’ attrezzatura professionale. Potrei indossare anche la tuta spaziale, modello “Nasa”.
Quasi come se, con un armamentario di ultima generazione, le probabilità di riuscita potessero aumentare.
Scruto l’Universo sopra di me, come un cercatore d’oro, un cacciatore di funghi, un segugio che aspetta paziente il passaggio della preda ignara.
Alla bramosa ricerca di un luccichio, un bagliore. Il famoso “segnale dal cielo”.
Lo sento, eccolo che arriva.
Una goccia, poi un’altra… e si scatena il finimondo. Tuoni e lampi, scrosci d’acqua come fossero le cascate del Niagara.
Bagnata e infreddolita come un pulcino, mi ritiro di gran carriera. Di stelle cadenti manco l’ombra, in compenso si preannuncia l’arrivo di un bel raffreddore !
E anche per quest’anno abbiamo dato.
Non era questo il desiderio. Ma almeno domani non devo bagnare l’orto.
Ci si rivede il prossimo anno. Binocolo pronto. E ombrello !
