Prendiamoci una pausa.
Che se a dirlo è il tuo capo, a metà di una riunione di lavoro, non ci pensi neanche mezzo nano secondo.
“SI ! Prendiamocela !” dici quasi urlando.
Ti fiondi di corsa nella saletta-cucina, davanti al distributore automatico di ultima generazione, combattuta tra il cappuccino fatto con la miscela Arabica dal gusto robusto, o il latte macchiato con il cacao della Costa d’Avorio.
Vi sedete, tu colleghi e capo, al tavolo, e fate due chiacchiere informali. Una risata per smorzare un po’ di quella cappa nebulosa che si era creata nella sala conferenze. Eccola la pausa. Nel vero senso della parola.
Dal vocabolario – pausa : sospensione momentanea di un’ attività.
Se invece, a pronunciare la frase, è il/la compagno/a…Ahia…
Versione 1 –
Prendiamoci una pausa, dice lei. E tu, senza riflettere troppo, vai in cucina e metti su la moka, perché sei sempre stato un tipo da buon comando. Naif !
In realtà l’ultimo dei suoi pensieri (suoi di lei, la femmina) è sedersi e bere il caffè con te.
Il “prendiamoci una pausa” è da leggersi come:
Ti lascio.
Niente di momentaneo, come invece suggerisce la definizione da vocabolario. NO, definitivo!
Sentenza senza nessuna possibilità di appello. Non esiste obbiezione.
Perché, in caso, il “vostro onore” replica: respinta!
E non puoi nemmeno raggiungere un accordo con la controparte. No.
Ti tocca restare lì, seduto sul banco degli imputati, senza ben sapere di cosa sei accusato.
Già. Perché la controparte la prende alla larga. Infatti lei ha già avuto modo di elaborare tutto. Ha progettato l’attacco e eventuali vie di fuga.
Predisposto ogni possibile assalto, favorita dal “vantaggio sorpresa”. Ha valutato ogni mossa, come in una partita a scacchi, e ha già previsto lo scacco matto. A breve.
Ha avuto tutto il tempo di preparare la mannaia, lucidarla e affilarla per benino. Prima di calare il colpo mortale.
Insomma, ha già vinto la battaglia ancor prima di dichiarare la guerra.
Tu invece, che ancora stai litigando con la moka, incassi il colpo. Ti concedi un momento di trance, di smarrimento, tipico del maschio comune, appoggiato al piano cottura, e in due minuti passi in rassegna tutta la tua relazione e ti meravigli.
Come ..prendiamoci una pausa ? ma da quando ?
Ma se fino a ieri sera stavate programmando la vacanza di agosto a Riccione? la grigliata con gli amici di domenica ? La serata per festeggiare l’anniversario ?
Ma cosa vuol dire poi ?
La guardi, con dipinto sul viso un misto di incredulità e sconcerto. Ancora non te ne capaciti. Questo è il fulmine a ciel sereno di cui si parla tanto. E tu l’hai preso in pieno.
E ti maledici. Per aver ignorato il tuo radar, che aveva dato qualche segnale, ma che da buon “maschio comune” quale sei, hai ignorato.
Hai rimosso, accantonato. Idiota ! Mai sottovalutare i segnali d’allarme!
La donna non lo fa mai. MAI ! Lei sa che il sonar che scandaglia il fondale mandando avvertimenti sul monitor va ascoltato! Sempre ! La donna ha le antenne sempre in allerta.
E la vedi che si è preparata con il vestito da Marry Poppins e cerca di addolcire la pillola. Perché ti conosce, e sa come sono fatti gli uomini.
Hanno bisogno di sentirsi rassicurati, cullati. Presi per mano. E sa, lei, che la miglior tattica è l’attacco e non bisogna dar loro nessun tempo di reazione.
Mai. Sfiancarli, sfinirli.
Il tono della voce è basso, calmo. Pesa le parole come se le cercasse, mentre in realtà è come se leggesse il discorso del Re, studiato nei minimi dettagli, davanti a una platea. Lo sa a memoria. L’ha ripetuto almeno un centinaio di volte negli ultimi giorni. Forse già da qualche settimana. Ha fatto le prove prima della “prima”. Niente va lasciato al caso.
E parte il classico repertorio:
“Tu non hai nulla da rimproverarti. Sono io. Ho bisogno di spazio, mi serve tempo per ricentrare le mie priorità. E’ già da tempo che ci penso. Ho tenuto duro fino ad ora, ma adesso ho proprio bisogno di allontanarmi per un po’. Ma davvero, tu sei fantastico, e bla bla bla. Lasciami un po’ di tempo, poi vediamo…
Poi vediamo ???
Ma vediamo che? Che devi vedere di preciso? Si chiede lui.
E tu, il maschio comune, ti ritrovi seduto, anzi accasciato, al tavolo, bianco come un cencio, che la guardi. Muto come un pesce bollito.
Mentre lei continua a parlare in tono mesto, dispiaciuto, con misurato cordoglio.
Una pausa…prendiamoci una pausa. Te lo ripete. Come una nenia. Una ninna nanna.
Una pausa. La guardi e accenni a un flebile “ma per quanto tempo ?”.
La peggio domanda che potevi farle. Perché ovviamente lei ha già pronta la risposta.
“Non so, guarda… non facciamo previsioni. Magari pochi giorni. Magari un po’ di più”.
In concreto la versione corretta è: per sempre! FOREVER ! Für immer !
Lui si aggrappa come un edera a questi “due giorni”, mentre lei ha già preparato le valigie e chiamato il traslocatore.
Ha già preso in affitto un monolocale delizioso, classica tana da donna single, dall’altra parte della città, e con una tempistica di una precisione assoluta, firmato il contratto di locazione per una durata di un anno. Che parte da..oggi. Che, combinazione, è il primo del mese.
E senti in sottofondo un “non preoccuparti, ci vediamo, passo di qui per vedere come stai, è temporanea questa situazione, vedrai che risolviamo..”
Si tiene il doppio delle chiavi di casa che non è più la vostra, ma da qualche minuto a questa parte, è diventata solo la tua.
Ovvio, tornerà. Non è un addio definitivo. Solo una pausa. Passerà, a vedere come stai, dice. Magari per riprovarci, dopo questa parentesi.
In realtà passerà, certo. Ma non per riprovarci.
Tornerà, quando non ci sei. Sicura di non trovarti.
Per prendersi le cose che non riesce a portar via oggi. Perché col cavolo che ti lascia il tappeto persiano e la collezione di tazzine pregiate che avete raccolto durante i vostri viaggi.
E poi c’è anche quel bel vaso di ceramica, trovato in un mercatino, che avete fatto stimare, tempo fa, e scoperto che vale una fortuna…
E mentre tu ancora non ti capaciti di questa “pausa”, e cerchi di elaborare la notizia, sedimentarla, seduto sulla poltrona, con la bombola dell’ossigeno di fianco e la mascherina che alterni per il respiro, lei ha già arredato il suo nido, organizzato il festone per l’inaugurazione della nuova casa con le amiche per il prossimo sabato sera, e cambiato il numero del cellulare.
Versione 2 –
Prendiamoci una pausa, dice lei.
E tu, che ti sei appena accomodato a guardare la partita valida per lo scudetto che danno in diretta, la guardi con dipinto sul viso un punto interrogativo e pensi: “ma come nà pausa che non è nemmeno finito il primo tempo?”
Da noi – continua lei – da questo rapporto che mi sta soffocando. Non ho più motivazione, mi sento svuotata, ho bisogno di spazio…bla bla bla…non è colpa tua, non è colpa di nessuno. Capita. E’ capitato a noi….
Sei seduto sul divano, con il telecomando in mano. La vedi che parla a raffica, come solo le donne sono capaci di fare, vedi la bocca muoversi ma non senti il suono.
Sembri attento, concentrato sul significato delle parole che ti sta vomitando addosso, ma in realtà sbirci lo schermo per vedere a che punto sono. Mancano ancora una decina di minuti all’intervallo.
Dio quanto parlano le donne! Ti stordiscono. La lasci finire, nel suo monologo.
La guardi e ti esce un: “Oh, già che sei in piedi, mi prendi una birra dal frigo?”
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