mani fredde

Vomito.

Non per i postumi di una sbornia.

Vomito perché il cibo che ho ingurgitato mi urta.

E mentre rigurgito, penso a cosa potrei concedermi di mangiare appena finito.

Torta con panna o hamburgher.

NO. Torta con panna E hamburger.

Invece credo che prenderò due fettine di sedano.

Tiro lo sciacquone e mi fermo a guardare lo spreco che se ne và dritto dritto nello scarico. Addio cibo grasso. Addio calorie, addio. Fate buon viaggio.

Mi guardo e mi vedo grassa, proprio lì, tra un osso e l’altro.

Proprio sotto la pelle trasparente.

Vedo cuscinetti di ciccia inesistenti. Ma io li vedo. Pesantemente evidenti.

Salgo sulla bilancia. Non mi dà vincente. Scendo e risalgo per avere conferma della sconfitta.

Prendo il telefono e con l’App che ho scaricato faccio il rapido calcolo che mi dice quanto è il mio peso ideale.

Calcolatore del BMI (indice di massa corporea) si chiama.

Devo mettere l’altezza, il peso, l’età. Con quest’ultima baro un po’. Il telefono fa la sua “pensata/pesata” e dopo poco arriva il numero.

Sono 18.5

La formula mi dice che risulto sotto peso. Bene ma non benissimo, penso.

Ho visto che posso arrivare fino a 16 ed è lì che devo arrivare. 16, numero fortunato.

Dopo aver vomitato, prendo un lassativo. Facciamo due, anzi tre. Un goccio d’acqua del rubinetto. Non troppa penso, perché anche l’acqua ha il suo peso.

Mi lavo i denti per togliermi il sapore acido del vomito. Dopo aver sputato il dentifricio, alzo la testa e mi guardo allo specchio.

Vedo zigomi pronunciati, un mento aguzzo.  Occhi infossati, leggermente rossi per lo sforzo causato dal rigetto. 

Ho attaccato una mia foto di 3 anni fa sullo specchio in basso a destra, e non riconosco la persona che vedo.

Non sono più io, mi dico. Quella persona non esiste più. Ma la tengo lì, la foto, appesa con lo scotch di carta agli angoli, per ricordami.

E ogni volta che mi specchio, io e lei ci guardiamo quasi a sfidarci. Quasi a dire “prendimi adesso, se sei capace!”

Sono quella persona grassa, vestita perennemente di nero, sempre in lotta con il proprio corpo e con il mondo.

Non grassa, ma paffuta. Così dicono le amiche. Sono gentili le mie amiche. E mi vogliono bene. Si preoccupano per questa magrezza che comincia a diventare ossessione.

Ci fanno cenno “en passant”. “Adesso basta”, mi dicono.

E io, che mi sto prendendo la rivincita sul grasso, sul mondo, su quel peso che non mi da pace, dico “ si si..tranquille. Ho tutto sotto controllo”.

Sto attenta. A non farmi scoprire. A non mettere vestiti troppo attillati. A volte declino inviti a cena o agli aperitivi per non dover per forza mangiare. Che poi ci si accorge se dopo aver mangiato un pochino, si va puntualmente in bagno.

A casa invece posso restare in mutande e reggiseno, e mi serve. Per scrutare minuziosamente il mio corpo. Per tenere d’occhio qualsiasi piccola variazione, qualsiasi mutamento.

Vedo i gomiti spigolosi, le anche sporgenti, le spalle che sembrano una gruccia.

Mi guardo le mani. Le vene blu in rilievo sotto la pelle smorta. Ho le unghie corte, perché si sfaldano. Mancanza di ferro e di calcio. Anche i denti non hanno un bell’aspetto.

Sento che il lassativo sta per fare il suo dovere.

Salgo ancora sulla bilancia, rifaccio il calcolo del BMI. 17.00

Bene, ma non benissimo.

16 è il numero fortunato, perfetto.

e poi magari arrivo a 15…12..

E poi va a finire che mi vesto di nuovo di nero. Perché ho un appuntamento. Tra i capelli ho una rosa bianca.

E la mia foto, quella che era sullo specchio. Qualcuno l’ha staccata e l’ha messa tra le mie mani giunte. Fredde.

Ortioca – Brododigallina.home.blog

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