Come promesso.
La mucca, animale fisicamente imponente, parrebbe di scarso acume.
Poco güzza, come si dice.
L’unica rappresentazione artistica di rilievo che rimembro, (e qui scatta l’inevitabile “Silvia, rimembri ancora…” ricordi adolescenziali con l’amica E.) è l’opera creata per una pubblicità, da un agenzia Americana nel 1977, che ha brillantemente suscitato l’interesse della massa realizzando un manichino a grandezza naturale e pitturato di viola. Ai più conosciuta come la mucca Milka.
Dopodiché, non mi pare ci siano altre menzioni degne di nota se non qualche ruolo, per altro marginale, una comparsata in qualche film.
La si vede nei campi che bruca poco composta e con decisamente poca eleganza. Diciamolo, la stazza non favorisce le movenze.
Dopo aver ingurgitato una decina di kg d’erba, la stessa viene praticamente vomitata per poter essere di nuovo ri-ruminata e consentire la deglutizione definitiva. Se questo vi sembra un gesto raffinato…
Eppure il toro non se ne cura, di questa mancanza di stile, di questa totale assenza di educazione. A dispetto del “a tavola si mangia con la bocca chiusa!” egli non si scompone davanti a questa pecca. Anzi.
Oserei dire che forse ne apprezza il gesto. Probabilmente un po’ volgare, ma sicuramente indice di un’apertura mascellare che può dar adito a qualche sconcio pensiero. (e da buon toro…)
Ella passeggia, con passo lento ma calcolato, nei prati fioriti, cercando di suscitare l’interesse del maschio, inventandosi i più disparati espedienti.
Lascia tracce sparse sul terreno come fossero le briciole di Pollicino sperando che il maschio trovi la strada che lo conduca alla meta.
Attira l’attenzione con scampanate, cercando di eguagliare la famosa Novena di Natale che si svolge in quel di Morcote, e malgrado la sua vista sia limitata si ostina caparbiamente a non voler mettere gli occhiali per paura che la sua bellezza venga meno, che si denoti un inizio di invecchiamento e che il toro rivolga poi la sua concentrazione a ben più giovani e allettanti manze.
Fa credere al maschio che una delle sue poche armi vincenti per raggiungere lo “scopo” (inteso come obbiettivo finale e non come declinazione verbale di tutt’altro significato) è quella che si trova tra le gambe posteriori.
Attrae il maschio con semplici mosse da seduttrice. In realtà il toro sta già “prendendo le misure” e mentalmente scerne con un “tu no…tu no… tu si…”
E per un attimo, la mucca, si crede il “tu si”. E potrebbe anche essere così.
Povera mucca stolta, direte voi.
In realtà, checché se ne dica della mucca, ella ha il pieno governo della situazione. Non lasciatevi ingannare quindi dalle sue movenze e moine. Questo è solo un teatrino montato ad hoc.
A dispetto del toro che parrebbe detenere lo scettro, la corona del dominio, la monarchia del potere, egli non è altro che lui stesso un articolo di breve assaggio, un panino da mangiarsi sul marciapiede, un “take away” di veloce consumazione.
Perché alla fine, è la mucca che sceglie. Forse il toro non lo sa ancora ma ella ha potere decisionale.
La mucca ha la facoltà di dire di no. E si sa…se la mucca dice no, è no!
A prescindere.
Ortioca
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