Sono intontita, con un piede ancora dentro un limbo di sonno chimico.
Ho come compagna di stanza, una signora Svizzero-Tedesca.
Capelli bianchi, sulla 70ina. Chiacchiera troppo.
E’ caduta e le hanno tolto la milza, mi racconta. Spappolata. Sbriciolata come una fetta di zwieback quando ti cade sul piano della cucina.
Un personaggio alternativo, di quelle tutte “tisane e meditazione”.
Mi vede sofferente e insiste nel suo chiacchiericcio. Credendo forse di alleviare la mia dolenza. Erra.
“Fai respirazione, entra da naso, esce da bocca. Conta fino a “drai”, poi lascia. Ripete fino a 8”
Chiudo gli occhi e penso “A’ maga… lasciami in pace”.
Niente, insiste nel suo emettere suoni, che mi urtano per il tono e la cadenza.
Mi salva un infermiera che passa per l’ora della pressione e della temperatura.
Una costante che si ripete a cadenza regolare. Sembrano falchi. Appena stai per assopirti, zac, entrano felici come bambini a Natale.
E tu ti presti al gioco, porgi il braccio, e poi la fronte. Certa che ormai il momento del sonno è svanito per sempre. C’è anche il cambio della medicazione e scendono i santi.
Provo a girarmi nel letto. Troppo ottimista. Resto inchiodata e guardo il soffitto bianco.
Di nascosto sperimento la respirazione che la sciamana qui al mio fianco mi ha suggerito, non funziona.
E questa continua. “ Ha parlato prima. Durante sonno”
Mi scappa un “che ho detto ?”
“Bah.. pareva qualcosa di pane. Brot.. qualcosa.
Poi parla anche di faro. Io no capito molto bene, forse ha fame. Dice anche di gelato al pistacchio. Io ho provato una volta, ero a Magghia Tall. Bel posto e schöne panorama.
Gente contadina ma simpatisch. Buono anche formagghio di valle. Tu già provato formagghio ? schön con le kartoffeln.
Macché fame. Ho dolori dappertutto e questa pensa al cibo.
Ecco, brava, torna in Val Maggia và…
Di nuovo un camice verde. Sto giro è un francese – parliamo nella sua lingua, sperando che la vicina non capisca e magari si zittisca per un attimo.
Che, mi racconta, si è trasferito qui da La Chaux-de-Fonds. Per amore. Che pirla, penso.
Và te se uno deve farsi tutto sto giro per una scopata. Ma evito accuratamente di farglielo notare. In fondo ha forbici e cerotti in mano…e sono pur sempre in sua balia.
E poi sono cavoli suoi. Io ho i miei fastidi a cui pensare e non mi sembra il caso di fare un simposio Platoniano sull’argomento. E in questo preciso momento sono troppo stordita per sortire discorsi filosofici.
Cosi sposto l’argomento a “quando me ne posso andare?”
“Il faut demander au médecin ma belle, mais pas si vite…”
Giusto. Pas si vite.
Non che io possa scalpitare. Ma tra la Frau qui di fianco e l’andirivieni di camici bianchi o verdi a seconda dello status professionale, le giornate sono dolorosamente infinite.
Mi svago un attimo quando portano la “maga” a lavarsi e a fare una visita.
Un ragazzo brufoloso arriva per tentare di rifarle il letto.
Tempo calcolato per il cambio del lenzuolo al materasso. 17 minuti.
Seguono poi il cambio di fodere, più impegnative, di cuscino e piumone. 24 minuti e 8 secondi.
Non pago, gira intorno al letto come una biglia per lisciare le pieghe. Getta occhiate quasi imbarazzato dalla sua poca manualità, come se cercasse la mia approvazione.
E’ un ragazzo e lo guardo con compassionevole solidarietà. Ti farai, penso. L’importante è perseverare.
Entra di nuovo il neocastellano e lo ruzza su. Troppo tempo dietro a due lenzuola. Su su.. allez !
Il brufoloso se ne va, salutando. L’altro tira fuori il termometro e poi va con la pompetta della pressione. Oggi ho vinto anche tre pastiglie.
Quelle chance!
Ortioca
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