Il postino suona sempre…
Seeeee…Nà volta.
Ora invece il postino si dà alla macchia. Non si sa nemmeno più che faccia ha. Se è un uomo o una donna, se è giovane, belloccio,
Se è “buono da darci una botta e via”, come l’idraulico. ( dicerie…)
Macché. Chi lo vede più ormai ?
Ora il postino si fa prezioso. Trovarlo è pressoché impossibile. Merce rara, i postini.
Una volta era diverso. Una volta mi ricordo che con il postino del paese ci si scambiava due chiacchere, a volte anche tre.
Il postino conosceva a memoria tutti gli indirizzi. Chi stava dove. Chi era in vacanza, chi in ospedale, chi traslocava per una nuova e conosciuta destinazione. Insomma il postino era un po’ la comare del paese. Conoscevi il suo nome, gli davi del tu e lui uguale. Se ti trovava in giro per il paese, si fermava a consegnarti la posta “in mano”.
Era come il dottore, il prete, il sindaco. Un istituzione.
Se volevi notizie di qualcosa o di qualcuno, il postino sapeva. E alla faccia del segreto professionale, lo stesso ti raccontava il pettegolezzo che, passando di casa in casa, si arricchiva di particolari come una palla di neve che diventa valanga man mano che scende a valle.
Il postino era sempre in ordine, divisa, rasato, consegnava la posta con garbo e gentilezza. Era un piacere insomma.
Ora è tutta un’altra storia. Ora li vedi con occhialini da sole, capello rasta, orecchini nel naso. Che guidano il furgoncino giallo come fossero Hamilton a Maranello.
Negli uffici postali si vende cioccolata, il pane, i gratta e vinci, ci sono anche romanzi, soprattutto in lingua tedesca, ovvio.
Si sono inventati anche il ritiro della spazzatura, ti lasciano la spesa fuori casa. E chissà che altro.
Devi prendere il bigliettino con il numerino, e metterti in filina come al supermercatino per avere un ettino di pancettina.
E il postino, quello che ti porta le buste a casa, morde e fugge. E ogni giorno è un postino diverso.
Ma oltre al fatto che non hai più notizie “di prima mano”, capita pure che tu stesso diventi postino a tua volta.
Perché quasi giornalmente ti ritrovi nella buca delle lettere posta non destinata a te, che involontariamente apri, perché non guardi mai, e poi vai di imprecazione.
E capita altresì che, malgrado tu sia in trepidante attesa del pacco ordinato su Amazon, il postino arrivi quatto quatto, mimetizzandosi come un camaleonte con il colore della facciata di casa, strisciando come un geco lungo il muro, quasi fosse un ladro, lasciandoti l’avviso di ritiro senza nemmeno curarsi di verificare la tua presenza, e corre via, com’è arrivato.
E tu che aspetti la suonata di campanello per finalmente goderti l’apertura del pacco, rimani con l’ “avviso di ritiro a partire da domani” e il naso in mezzo alla faccia, stupito e rassegnato. E pure un po’ incazzato !
Ma come ? Avevi anche preparato il caffè.. o il bianchino e quello ti dà buca ?
E no ! non si fa cosi !
Il lavoro si fa bene, e non “ad minchiam”, con quello che costate, care Poste ! (va precisato che il “care” non è da usarsi come aggettivo affettuoso !)
Il caffè dovreste portarmelo voi ! nella solita tazza grande, con la solita abbondanza di latte freddo !
E con ancora il foglietto in mano, ti sovvieni di quel magnifico film dove il postino si fermava a casa del poeta, e gli raccontava le sue pene d’amore, si confessava.
Me li ricordo i due, che si sedevano al tavolo, chiacchierando amabilmente, in quel magnifico casale da dove si vede il mare.
“La poesia non è di chi la scrive….è di chi gli serve”
Un capolavoro.
E con ancora quella bellissima immagine in mente, metto la giacca e infilo le scarpe.
Devo andare a ritirare la posta.
Porcaccialadralamaialaimpestata….
Ortioca
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